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(ANSA)
- Locri (RC), 12 set - Aldo Pecora, leader del
movimento dei Ragazzi di Locri "E adesso ammazzateci tutti",
nell'approssimarsi
dell'anniversario dell'uccisione di Francesco Fortugno, vice
Presidente del Consiglio regionale della Calabria, ha
inviato una lettera aperta ''alla Calabria degli Onesti''.
E’ trascorso quasi un anno, ormai, da quel
terribile 16 ottobre 2005. Il giorno che a suo tempo definii “l’11
settembre dei calabresi”, il giorno in cui la ‘ndrangheta sfidava
apertamente e nel modo più eclatante la politica, in un seggio
elettorale, quasi a voler rimarcare il concetto che in Italia la
sovranità appartiene al popolo, ma in Calabria no: se c’è in
Calabria chi vota con la penna, c’è sempre chi per votare usa le
calibro 9. E’ la Calabria della ‘ndrangheta, quella che non fa
sconti a nessuno, quella che le cambiali elettorali te le fa
pagare con gli interessi, quella che non fa differenza tra destra
e sinistra: la ‘ndrangheta governativa.
L’eccezionale risposta in prima istanza da parte dello Stato ci ha
fatto credere che davvero il sacrificio di Franco Fortugno non
fosse stato vano.
Il Presidente Ciampi, l’allora candidato Premier Romani Prodi, il
Ministro all’Interno Pisanu che ha mandato a Reggio il
super-Prefetto De Sena. Dal tramonto segnato dall’omicidio del
Vicepresidente del Consiglio regionale si intravedeva l’alba di
una nuova Calabria.
La fantastica e spontanea ribellione di noi ragazzi e ragazze di
tutta la regione, che con i tanti striscioni, a partire dallo
straordinario “striscione bianco” dei ragazzi del Liceo Zaleuco di
Locri esposto il 17 ottobre davanti al Tribunale di Locri, ha
commosso l’Italia intera che ci ha battezzati “i ragazzi di
Locri”.
E da lì per mesi inviti nelle scuole di tutto lo Stivale;
conferenze, dibattiti, assemblee, incontri. Un intero Paese che
sentiva e sente tutt’ora la necessità di costruire una nuova
cultura della legalità a partire dai giovani, da quei “coraggiosi
ragazzi di Locri”, che per una volta hanno fatto sì che si
parlasse positivamente della Calabria.
Quei ragazzi, a quasi un anno, ancora quell’alba la attendono.
Continuano a sperare e non si fermano mai. Incontrano per strada
il sostegno degli ultimi, dei dimenticati, degli onesti, e
soprattutto delle vittime, di chi ha pagato sulla propria pelle la
spietata potenza distruttiva della ‘ndrangheta, come i figli dello
stesso Franco Fortugno, Rosanna Scopelliti, figlia del compianto
giudice Antonino, Mario Congiusta, padre del giovane imprenditore
sidernese Gianluca, una delle oltre 30 vite spezzate “senza
movente né mandanti” nella Locride in un solo anno.
Quei ragazzi continuano la loro piccola rivoluzione in silenzio.
Accusati in passato di strumentalizzazioni politiche, sono loro a
“strumentalizzare” paradossalmente i politici facendo
sottoscrivere ad oltre 130 deputati e 35 senatori il
rivoluzionario Disegno di Legge “Lazzati”, che va a ledere come un
bisturi il rapporto contrattuale stretto dalla mafia con la
politica.
E mentre il Palazzo litiga su poltrone e rimpasti in Giunta, i
ragazzi si auto-organizzano, fanno rete.
La Calabria non può più aspettare. I calabresi onesti non vogliono
più aspettare.
Una regione dove a detta di tutti all’indomani dell’omicidio
Fortugno tutto doveva cambiare, nulla sarebbe dovuto essere più
come prima. Ed invece no, qui è tutto, purtroppo, peggio di prima.
Ventidue consiglieri regionali indagati, a destra ed a sinistra,
tra questi ora anche il Vicepresidente della Regione per truffa,
abuso d’ufficio ed associazione per delinquere. Passando per
l’approvazione tacita delle prime vergognose leggi-antitrasparenza
della storia della nostra regione. E, dulcis in fundo, tenendo
presente che in questo momento siede in Consiglio regionale chi
fino a qualche tempo fa aveva nella propria segreteria anche uno
dei presunti mandanti dell’omicidio Fortugno, già arrestato per
traffico d’armi.In una regione “normale” una situazione del genere
non esisterebbe, perché serietà istituzionale imporrebbe a tutta
la classe politica un grande passo indietro ed un momento di
sincera e pubblica riflessione. In Calabria evidentemente no.
Ma la partita non è ancora chiusa.
Vogliamo continuare a sperare di poter presto vedere i frutti
del sacrificio di Franco Fortugno e di tutte le altre vittime
innocenti che hanno pagato col sangue l’amore per la nostra
Calabria. Per far ciò occorre prima di tutto passione e
coraggio da parte di tutti, in primis dagli uomini delle
Istituzioni, quei pochi politici onesti, che devono saper lanciare
lo sguardo oltre l’orizzonte e coinvolgere attivamente in un vero
nuovo corso per la nostre regione quella fetta di Calabria sana
che per troppo tempo ha aspettato fuori dalla porta. E’ la
Calabria dei giovani, dei professionisti, di chi sogna e spera di
non scappare, e di far crescere qui un domani i propri figli.
Dobbiamo unirci, fare rete. Noi giovani antimafiosi lo stiamo già
facendo, o almeno ci stiamo provando seppur con mille sacrifici.
Ma non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo essere i soli Don
Chisciotte della situazione.
In tutta la Calabria, non solo a Locri, nonostante l’incessante
impegno degli uomini delle Forze dell’Ordine certamente in numero
insufficiente (con investigatori “sprecati” forza di cose a fare i
posti di blocco), si contano un morto ammazzato al mese, decine di
auto incendiate a settimana, ogni giorno rapine a mano armata in
casa di anziani pensionati ed atti intimidatori a magistrati ed
amministratori locali.
Non possiamo e non dobbiamo, a questo punto, continuare a delegare
i problemi della Calabria alle sole forze dell’Ordine ed alla
Magistratura. Bisogna ripartire dal basso, con associazioni,
movimenti, cooperative sociali, sacerdoti, magistrati,
professionisti, studenti, imprenditori, professori, giornalisti,
padri e madri di famiglia, la cosiddetta società civile insomma.
La Calabria non può più aspettare, aiutiamola. Aiutiamoci.
Non si tratta di scegliere se stare a destra o a sinistra, ma si
deve scegliere solo da quale parte del campo stare, se dal lato
degli Onesti o dall’altro.
Quello che serve davvero alla Calabria è un processo di inversione
culturale delle coscienze. Una piccola rivoluzione fatta non con
le armi, ma con e nelle teste prima di tutto dei calabresi. Ed a
tutto questo occorre soprattutto affiancare fatti concreti, perché
di parole inutili ne sono state dette troppe.
“La gente fa il tifo per noi”, diceva sempre più spesso Giovanni
Falcone a Paolo Borsellino.
Anche in Calabria è così, ce l’ha dimostrato concretamente
l’Italia intera: la gente fa il tifo per noi. La Calabria ha
bisogno di passione e coraggio. Non lasciamoci soli.
12 settembre
2006
Aldo Pecora
(*) Movimento
dei ragazzi di Locri e di Calabria “E adesso ammazzateci tutti” –
www.ammazzatecitutti.org
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